Caro Dr. Giannino, vorrei agganciarmi un attimo ad un suo passaggio, che desidero ampliare secondo la mia opinione. Mi riferisco a quando sottolinea che ci sia stata la volonta', da parte di alcuni politici italiani, di persistere nel pluri-partitismo, ad esempio spingendo ancora sulla via democristiana. E' chiaro e palese agli occhi di tutti che, in questo caso, e' Casini il nome che per primo viene in mente. Ma vorrei fermarmi un attimo e ricordare cosa stava succedendo nel settembre-ottobre 2007: un governo, segnato tutti quei segni di debolezza che ben sappiamo arenato e impossibilitato a fare passi avanti; e dall'altra parte un centro-destra capace solo di auspici ad una caduta dello stesso governo. Dal canto suo, Berlusconi giocava a nascondino e ben ricordo le persistenti voci di una sua ritirata dalla politica (per abdicare ad una improbabile Brambilla). Ma c'e' un particolare su cui vorrei puntare l'attenzione e che penso chiarisca l'atteggiamentodi Casini. Il mio particolare si chiama Giuio Andreotti. Piu' volte (anche inaspettatamente) ha giocato a favore del governo Prodi, votandone la fiducia, senza una chiara motivazione. E penso anche abbia trascinato alcuni degli altri senatori a vita. Mi sono chiesto perche' e forse la spiegazione e' da trovarsi nel suo "credo" politico, pluri-partitico e di dialogo. Un credo politico che cozza con la politica bi-partitica, alla "Berlusconi" (forse anche troppo perssonalizzata).
Inoltre, a partire da questo suo credo, non dobbiamo scordarci l'influenza di Andreotti su Casini, sia a livello personale che di stima per la grande esperienza politica (interna ma soprattutto estera). Fossi io Casini, tra Silvio Berlusconi e Giulio Andreotti, darei ascolto a Giulio!.
Ma allora, cosa e' successo? E' successo che nell'affidarsi troppo ad Andreotti, Casini ha sbagliato. Ma ha sbagliato anche Andreotti, nel ritenere che ancor ail multi-partitismo fosse cio' di cui l'Italia necessitasse. Non penso che sia il multi-partitismo di cui la nostra Nazione ha bisogno oggi: per evidenti ragioni, prima fra tutte la necessita' di fare riforme coraggiose "a tutto campo". Ma questo lo sappiamo bene...
Bene a fatto allora Berlusconi a simulare una sua uscita dalla scena politica, cosi' da capire dove stava quel "nemico", che cercava di tenere in vita il governo Prodi aspettando che Berlusconi se ne andasse. Ma il nemico non e' quella o quell'altra persona...ma e' l'idea che, a volte sbagliando, attacchiamo alle cose. In questo caso, era solo l'idea del pluri-partitismo. Beh, questo e' stato forse il vero nemico di Casini.
Cordialmente,, Gian Luca Mariottini gianluca.mariottini@gmail.com
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Caro Dr. Giannino,
vorrei agganciarmi un attimo ad un suo passaggio, che desidero ampliare secondo la mia opinione. Mi riferisco a quando sottolinea che ci sia stata la volonta', da parte di alcuni politici italiani, di persistere nel pluri-partitismo, ad esempio spingendo ancora sulla via democristiana.
E' chiaro e palese agli occhi di tutti che, in questo caso, e' Casini il nome che per primo viene in mente. Ma vorrei fermarmi un attimo e ricordare cosa stava succedendo nel settembre-ottobre 2007: un governo, segnato tutti quei segni di debolezza che ben sappiamo arenato e impossibilitato a fare passi avanti; e dall'altra parte un centro-destra capace solo di auspici ad una caduta dello stesso governo. Dal canto suo, Berlusconi giocava a nascondino e ben ricordo le persistenti voci di una sua ritirata dalla politica (per abdicare ad una improbabile Brambilla). Ma c'e' un particolare su cui vorrei puntare l'attenzione e che penso chiarisca l'atteggiamentodi Casini. Il mio particolare si chiama Giuio Andreotti. Piu' volte (anche inaspettatamente) ha giocato a favore del governo Prodi, votandone la fiducia, senza una chiara motivazione. E penso anche abbia trascinato alcuni degli altri senatori a vita. Mi sono chiesto perche' e forse la spiegazione e' da trovarsi nel suo "credo" politico, pluri-partitico e di dialogo. Un credo politico che cozza con la politica bi-partitica, alla "Berlusconi" (forse anche troppo perssonalizzata).
Inoltre, a partire da questo suo credo, non dobbiamo scordarci l'influenza di Andreotti su Casini, sia a livello personale che di stima per la grande esperienza politica (interna ma soprattutto estera). Fossi io Casini, tra Silvio Berlusconi e Giulio Andreotti, darei ascolto a Giulio!.
Ma allora, cosa e' successo? E' successo che nell'affidarsi troppo ad Andreotti, Casini ha sbagliato. Ma ha sbagliato anche Andreotti, nel ritenere che ancor ail multi-partitismo fosse cio' di cui l'Italia necessitasse. Non penso che sia il multi-partitismo di cui la nostra Nazione ha bisogno oggi: per evidenti ragioni, prima fra tutte la necessita' di fare riforme coraggiose "a tutto campo". Ma questo lo sappiamo bene...
Bene a fatto allora Berlusconi a simulare una sua uscita dalla scena politica, cosi' da capire dove stava quel "nemico", che cercava di tenere in vita il governo Prodi aspettando che Berlusconi se ne andasse. Ma il nemico non e' quella o quell'altra persona...ma e' l'idea che, a volte sbagliando, attacchiamo alle cose. In questo caso, era solo l'idea del pluri-partitismo. Beh, questo e' stato forse il vero nemico di Casini.
Cordialmente,,
Gian Luca Mariottini
gianluca.mariottini@gmail.com
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